Capita molto spesso di sentire ripetuta
come un mantra la frase “dobbiamo far ripartire i consumi”. In
questi giorni di campagna elettorale a destra come a sinistra si
enunciano continuamente ricette più o meno convincenti per far
ripartire il motore dell'economia che da che mondo è mondo (o
sarebbe meglio dire da una settantina d'anni) è alimentato dal
carburante dei consumi. La società in cui viviamo non riesce ad
immaginarsi senza il consumo. “Produci – consuma -crepa”
recitava magistralmente un pezzo dei CCCP. E questo sembra proprio
essere il punto non sindacabile dell'ideologia e della prassi
neoliberista. Eppure molti economisti, certamente più autorevoli di
chi scrive, segnalano che una delle contingenze che ha generato la
crisi (anche se oramai sarebbe meglio parlare di depressione) del
2007 è stato l'eccesso di consumi e il conseguente ricorso massiccio
e irresponsabile al debito per sostenere una crescita infinita della
domanda. La bolla prima che dei mutui sulle case è una bolla di
consumi che come un carburante annacquato (dai debiti) ha fatto
fondere il motore dell'economia. Certo la situazione del consumo
negli Stati Uniti è molto diversa da quella Europea ma oggi quello a
cui assistiamo è una costante contrazione della domanda di beni e
servizi.
È quindi pensabile che la soluzione
per tutti i mali della crisi sia far ripartire i consumi? Basta
insomma prendere il trenino deragliato dell'economia e rimetterlo sui
binari dei consumi per risolvere tutti i problemi? Gli ultimi cinque
anni hanno visto cambiare molte cose a livello globale e quelli che
all'inizio del millennio sembravano stili di vita immutabili e
insindacabili oggi ci paiono ricordi ed abitudini di una società che
non tornerà più. Sempre di più, parallelamente all'acuirsi della
crisi economica, vediamo affermarsi stili di vita di stampo ecologico
che fanno del consumare poco e bene un elemento irrinunciabile.
Inoltre le sempre più numerose crisi ambientali ci hanno fatto
capire che la società dei consumi non è sostenibile per
l'ecosistema terra e il dazio da pagare per tenere acceso il nostro
motore è la stessa sopravvivenza delle future generazioni. La
domanda da porsi è quindi: è possibile “far ripartire i consumi”
per farli tornare ai livelli di pochi anni fa? La risposta è
probabilmente no. Certo questo non vuol dire condannarci a morire di
fame o a vivere in povertà. Vuol dire favorire l'affermarsi di
quegli stili di vita che mettono l'accento non solo sul consumare
fine a se stesso ma sul cosa, quanto, come e perché si consuma. Vuol
dire capire che ecologia non è solo installare dei pannelli
fotovoltaici sui tetti delle case ma anche e sopratutto cambiare il
nostro modo di vivere con la natura. Vuol dire capire che un'economia
sana è un'economia legata il più possibile al territorio e a un
rapporto sano con l'ambiente. Vuol dire che abbiamo bisogno di un finanza sana che invece di speculare pensi a finanziare il lavoro e l'economia reale. Insomma prima di “far ripartire i
consumi” dovremmo capire quali consumi vogliamo far ripartire.
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