giovedì 14 febbraio 2013

Dobbiamo far ripartire i consumi?


Capita molto spesso di sentire ripetuta come un mantra la frase “dobbiamo far ripartire i consumi”. In questi giorni di campagna elettorale a destra come a sinistra si enunciano continuamente ricette più o meno convincenti per far ripartire il motore dell'economia che da che mondo è mondo (o sarebbe meglio dire da una settantina d'anni) è alimentato dal carburante dei consumi. La società in cui viviamo non riesce ad immaginarsi senza il consumo. “Produci – consuma -crepa” recitava magistralmente un pezzo dei CCCP. E questo sembra proprio essere il punto non sindacabile dell'ideologia e della prassi neoliberista. Eppure molti economisti, certamente più autorevoli di chi scrive, segnalano che una delle contingenze che ha generato la crisi (anche se oramai sarebbe meglio parlare di depressione) del 2007 è stato l'eccesso di consumi e il conseguente ricorso massiccio e irresponsabile al debito per sostenere una crescita infinita della domanda. La bolla prima che dei mutui sulle case è una bolla di consumi che come un carburante annacquato (dai debiti) ha fatto fondere il motore dell'economia. Certo la situazione del consumo negli Stati Uniti è molto diversa da quella Europea ma oggi quello a cui assistiamo è una costante contrazione della domanda di beni e servizi.

È quindi pensabile che la soluzione per tutti i mali della crisi sia far ripartire i consumi? Basta insomma prendere il trenino deragliato dell'economia e rimetterlo sui binari dei consumi per risolvere tutti i problemi? Gli ultimi cinque anni hanno visto cambiare molte cose a livello globale e quelli che all'inizio del millennio sembravano stili di vita immutabili e insindacabili oggi ci paiono ricordi ed abitudini di una società che non tornerà più. Sempre di più, parallelamente all'acuirsi della crisi economica, vediamo affermarsi stili di vita di stampo ecologico che fanno del consumare poco e bene un elemento irrinunciabile. Inoltre le sempre più numerose crisi ambientali ci hanno fatto capire che la società dei consumi non è sostenibile per l'ecosistema terra e il dazio da pagare per tenere acceso il nostro motore è la stessa sopravvivenza delle future generazioni. La domanda da porsi è quindi: è possibile “far ripartire i consumi” per farli tornare ai livelli di pochi anni fa? La risposta è probabilmente no. Certo questo non vuol dire condannarci a morire di fame o a vivere in povertà. Vuol dire favorire l'affermarsi di quegli stili di vita che mettono l'accento non solo sul consumare fine a se stesso ma sul cosa, quanto, come e perché si consuma. Vuol dire capire che ecologia non è solo installare dei pannelli fotovoltaici sui tetti delle case ma anche e sopratutto cambiare il nostro modo di vivere con la natura. Vuol dire capire che un'economia sana è un'economia legata il più possibile al territorio e a un rapporto sano con l'ambiente. Vuol dire che abbiamo bisogno di un finanza sana che invece di speculare pensi a finanziare il lavoro e l'economia reale. Insomma prima di “far ripartire i consumi” dovremmo capire quali consumi vogliamo far ripartire.

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