venerdì 7 febbraio 2014

Ciò che è necessario (per l'Italia, l'Europa, la Sinistra)

Vorrei iniziare questo post e riprendere il cammino di questo blog con le parole di un compagno di Roma, Paolo Andreozzi:

"Va tutto esattamente come volevamo che andasse? No.
Va tutto esattamente secondo un'idea astratta di perfezione? No.

Ma la verità è che sono questi nostri tempi - e da tanto - ad essere tutt'altro che perfetti, tutt'altro che come noi vorremmo che fossero.
Allora usciamone prima possibile, da questi tempi, proprio per non dover più misurare tutta questa distanza tra come le cose vanno e come invece vogliamo che vadano - come dovrebbero andare.

E il movimento della Sinistra Europea, cui forse riusciremo ad agganciarci - nonostante le cose vadano un po' così, e anzi forse proprio per questo - ma ad agganciarvici con un'adesione di massa e non dei soliti pochissimi ma buonissimi che siamo, è l'unico spunto reale per sperare di uscire da questi tempi e di entrare in tempi diversi.
Ma il movimento sta partendo, è partito. Dappertutto. E ora dobbiamo partire anche noi, compagne e compagni italian* - dobbiamo muoverci! 
Adesso tocca a noi.
Ma quel che conta è che se ci muoveremo, insieme a tutte e tutti gli altri compagni in tutta Europa, allora potremmo vincere davvero. E vinceremo tutte e tutti insieme - i compagni che non sbagliano mai, quelli che ogni tanto sbagliano ma sempre un po' meglio, quelli che sbagliano tanto con generosità.
Solo i compagni che sbagliano sempre allo stesso modo, sterilmente, quelli che non si muovono finché tutto non è come dicono loro - ossia astrattamente perfetto - solo quelli NON vinceranno stavolta. 
Perché quelli non vogliono vincere mai, e gli sta bene così.

ADELANTE COMPANEROS, HASTA LA VICTORIA!"

L'Europa è ad un bivio, o si rende democratica e sociale o non sarà e anzi procederà verso una preoccupante involuzione.
Per la prima volta le prossime elezioni europee avranno un peso determinante perché il nuovo Parlamento Europeo potrà eleggere il Presidente della Commissione Europea, l'organo esecutivo dell'Unione Europea.
E' quindi fondamentale che tutti i cittadini europei ed italiani partecipino attivamente alla costruzione e alla diffusione anche in Italia di una lista che sostenga Alexis Tsipras come Presidente alternativo alle larghe intese europee tra popolari, liberali e socialisti che hanno approvato le misure di austerità, ovvero la causa maggiore del persistere della crisi e della distruzione del tessuto sociale, dell'economia, e del welfare nel Sud Europa.
Nelle prossime settimane verranno convocate assemblee in tutte le città italiane, dovremo raccogliere 150.000 firme (di cui almeno 3000 per Regione), dovremo individuare un simbolo ed un nome adeguati, dovremo selezionare le candidature dal basso e secondo i meriti.
Insomma il lavoro da fare è tanto ma questa sfida è la sfida che deciderà il nostro futuro e proprio per questo l'avventura è entusiasmante.
Noi cittadini (di sinistra e non solo), prima che le forze politiche, dobbiamo unirci e crederci, perché altrimenti sarà l'ennesima sconfitta ma la posta in gioco stavolta è troppo alta.



martedì 5 novembre 2013

la moquette o il timone

Il livello del dibattito politico italiano è imbarazzante, e sin qui credo si sia tutti d'accordo. Ma, contrariamente da quanto verrebbe facile immaginare, la causa di ciò non è rintracciabile solamente nelle vicende inqualificabili che riguardano la galassia Berlusconi. Infatti anche coloro che sono entrati prepotentemente in Parlamento giurando di spazzare, a ragion veduta, una classe politica vergognosa non hanno portato, come era stato facile prevedere, un grandissimo contributo a migliorare lo stato delle cose. Ok i tagli ai costi della politica, ok la casta, ok gli sprechi ... ma poi? Mi sembra un po' tutto fine a sè stesso.
E se sposto lo sguardo altrove non è che riesca a trovare motivi di esaltazione. Il dibattito pre-congressuale del Pd, per esempio, finisce di svilirmi. Renzi col suo carro sul quale continuano a saltare vecchi soloni imbarazzanti, la mediaticità del miglior Berlusconi e un bagaglio di idee nella migliore delle ipotesi vuoto (perchè altrimenti è di destra); Cuperlo che alle spalle ha D'Alema (e credo non sia necessario dire altro); Pittella non pervenuto. E anche Civati (per il quale non nascondo le mie simpatie) onestamente mi lascia tanti, troppi, dubbi.
Perchè possiamo fare tutti i bei discorsi che ci vanno a genio, ma il dramma che la politica vive oggi è quello di essere stata esautorata, dalla finanza e dall'economia, di ogni facoltà di scelta e decisione; è stata scippata della sua funzione fondamentale: occuparsi del bene comune. Oggi questo tema manca dal dibattito politico italiano, ma a me piacerebbe capire se c'è qualcuno sullo scenario politico che ha intenzione di cominciare ad affrontare questo problema oppure se tutti vogliono continuare con la patetica pantomima per la quale andando a votare sosteniamo solo degli slogan e chi ci rappresenta al massimo può scegliere il nome della prossima tassa con la quale sottrarci denari da buttare nel buco nero del debito pubblico. Per cominciare a risollevare il tenore del dibattito politico del paese, invece, dovremmo partire dall'affrontare seriamente un dibattito sul come ridare alla politica la propria funzione.
E se a destra non mi aspetto che si sollevi questa questione (perchè in Europa e nel mondo è stata la “destra” a realizzare concretamente le politiche liberiste che ci stanno costringendo a questo presente e ad un futuro ancora peggiore) a sinistra mi piacerebbe capire se si ha voglia di rompere con l'imbarazzante trascorso della seconda metà degli anni '90 (ricordo che la precarizzazione del mondo del lavoro è cominciata sotto i governi Prodi). 
Posso capire la necessità di affrancarsi da modelli novecenteschi che tanto imbarazzano una certa parte della “sinistra” dei giorni nostri; ma non posso accettare la sistematica rinnegazione di alcuni principi basilari dell'essere di sinistra. Ed allora anche se non possiamo più parlare di lotta di classe, vogliamo continuare a ignorare l'inaccettabile contrapposizione tra chi ha tutto e chi non ha nulla? Vogliamo continuare ad ignorare che una piccola oligarchia a livello mondiale ha svuotato di contenuti la politica? Ci ha rubato la democrazia? Troviamo altri nomi se preferite, ma non possiamo farci attraversare e sfigurare da un modo di intendere il mondo che non ci appartiene. Altrimenti, se volete, fate pure signori ... ma sappiate che se la nave sta andando a sbattere bisogna correre al timone e non disquisire sul colore della moquette.

Abbiamo la necessità di riappropriarci della capacità di avere grandi ideali e di parlare delle questioni fondamentali, perchè il nostro compito è stare dalla parte degli ultimi e fino a quando penseremo di poter fare a meno dei mezzi necessari per realizzare questa missione, come l'effettiva possibilità di scegliere cosa fare del nostro paese e dell'Europa, non potremo svolgere per davvero il nostro ruolo.

venerdì 4 ottobre 2013

Il 12 ottobre a Roma la sinistra volta pagina

Superate le recenti fibrillazioni, legate come da vent'anni a questa parte ai problemi giudiziari di Silvio Berlusconi, attorno al governo Letta sembra essersi saldata una nuova maggioranza. Una maggioranza che ricalca i confini della Democrazia Cristiana (più un'appendice socialdemocratica del PD com'era quella socialista di Craxi) e che è riuscita, nonostante la mossa a sorpresa di Berlusconi di votare anch'egli la fiducia, a renderlo inoffensivo all'interno del suo stesso schieramento.
Il governo a questo punto non è più un governo di scopo ma è diventato un vero e proprio governo politico, probabilmente durerà fino alla fine della legislatura, e potrà essere un'opzione da riproporre in futuro essendosi ormai rotto per il PD il tabù di un'alleanza palese con il PDL e osservando quel che accade nel resto d'Europa dove i partiti socialdemocratici preferiscono l'alleanza con le destre nel solco delle politiche d'austerità piuttosto che con le sinistre per cambiare queste politiche e ridare dignità ai popoli mediterranei e all'Europa intera. Tutto ciò in totale spregio della volontà degli elettori e degli annunci fatti (e che verranno fatti) in campagna elettorale che lasciavano presagire alleanze e schieramenti del tutto diversi dall'attuale.
In Italia, però, manca clamorosamente una forza politica di massa che possa rappresentare l'alternativa a questo modello economico e sociale, sebbene in tutta Europa queste forze siano in continua avanzata man mano che si manifesta l'iniquità di questo sistema e la furia distruttrice delle politiche messe in atto dall'attuale classe dirigente socialdemocratica e popolare europea (non cito nemmeno liberali e verdi). Il Movimento 5 Stelle infatti è legato in maniera indissolubile al carisma del suo fondatore, Beppe Grillo, e per questo motivo rappresenta in partenza un progetto destinato a fallire; inoltre non sembra aver capito che non basta cambiare politici per avere un sistema migliore ma bisogna elaborare un progetto alternativo al capitalismo che agisce secondo la logica del massimo profitto e di conseguenza sfruttando senza limiti uomo e natura.
Proprio per questo motivo la manifestazione del 12 ottobre assume un valore fondamentale, da ultima chiamata. Il mondo della sinistra italiana non può commettere altri errori, non può pensare ancora che la soluzione arriverà da accordi dell'ultimo minuto tra pezzi di classe dirigente che durano il tempo di un'elezione. La spinta infatti dev'essere duplice: dal basso prima di tutto, per poi trovare un luogo di convergenza in alto che sia il più omogeneo, coerente, e stabile possibile. Ma soprattutto servirà per mettere al centro del dibattito politico i temi, quelli della Costituzione originale del '48, quelli che hanno distorto con la modifica dell'art. 81 che introduce l'obbligo di pareggio di bilancio impedendo così allo Stato di fare programmazione sociale, e quelli che hanno svuotato senza toccare direttamente la Costituzione attraverso leggi inique e antisociali come la modifica degli articoli 8 e 18 dello Statuto dei Lavoratori.
La nostra Costituzione è una Costituzione nata per essere programmatica, è una Costituzione all'avanguardia e che se rilanciata può fungere da traccia per il progresso dell'Italia e come esempio da seguire per il progetto di integrazione europea.
Nella fase successiva alla manifestazione io credo che sarà importante non disperdere l'impegno e darsi un orizzonte politico chiaro. Prima di tutto focalizzare chi sono gli avversari, e in questa categoria inserirei tutte quelle forze politiche che hanno aderito al processo costituente (stavolta in senso negativo) dell'austerità: Popolo della Libertà, Scelta Civica, Udc, Partito Democratico o che cercano alleanze con questi; e quelle forze politiche alternative per valori inconciliabili come Lega Nord e altre formazioni di destra. In secondo luogo osservare con attenzione ai movimenti di quelle forze politiche, associative, e sindacali che si riconoscono nel campo della Sinistra Europea (partitica e in senso lato) come Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani, Azione Civile, ALBA, la FIOM, i sindacati di base, le associazioni ambientaliste, i movimenti No TAV e No MUOS, e via dicendo.
Credo si possa e si debba considerare conclusa la stagione dei movimenti che nascono e durano una stagione, bisogna ripartire dai soggetti organizzati che a sinistra già ci sono.
Se dal basso, a partire dalle nostre città, inizieremo a produrre cambiamento e se dall'alto troveremo un soggetto politico credibile che possa rappresentarci tutti, allora per la sinistra italiana potrà cominciare la riscossa ma per farlo dovremo saper andare oltre a scetticismi ed egoismi della prima ora e metterci in gioco. Credo sia l'unica battaglia che vale la pena combattere avendo di fronte questa politica parlamentare da spettacolo di bassa tacca.


martedì 27 agosto 2013

In fondo a Sinistra

È molto che non scriviamo su questo blog. In parte ciò è dovuto al fatto che molti di noi sono oberati di lavoro per i più svariati progetti e quindi l'impellenza del fare e dell'organizzare ruba tempo alla possibilità di scrivere e riflettere. In parte non dobbiamo negarci che la fase politica che sta attraversando il nostro paese ha lasciato senza parole molti a sinistra. Non è un caso che l'ultimo post di questo blog sia del 24 Aprile: un mese prima delle elezioni e della successiva rielezione del Presidente della Repubblica che ci ha condotto alla fase delle larghe intese.
Non entro nell'analisi di questo processo complesso e i cui esiti dobbiamo ancora vedere completamente. Mi limito ad elencare alcuni elementi che mi paiono importanti:
  • la momentanea tenuta del blocco della seconda repubblica Pd-Pdl nel nome della sopravvivenza e della conservazione del presente;
  • la detonazione (anche questa momentanea) dello tsunami grillino che fuori dalla competizione elettorale fa fatica a creare reali problemi alla maggioranza e anzi tende a perdere pezzi;
  • la situazione economica e sociale del paese che continua ad aggravarsi facendo intravedere un'uscita dalla crisi (per quanto questa espressione possa avere senso) in un paese fortemente impoverito ed esausto che non intravede alcuna ripresa nel suo futuro.
In questo breve quadro manca l'agonizzante Sinistra che ricopre negli ultimi mesi un ruolo marginale, subalterno e di testimonianza. La situazione sembra essere disastrata un po' ovunque nel nostro campo:
  • Sel rappresenta la sinistra parlamentare e occupa una posizione tanto comoda dal punto di vista elettorale (all'opposizione a livello nazionale ed alleata del Pd a livello locale) quanto ininfluente in qualsiasi reale processo politico di cambiamento.
  • Il fallimento di Rivoluzione Civile è riuscito a bissare quello della Sinistra Arcobaleno con esiti anche più tragicomici.
  • Le varie anime movimentiste si scontrano (oramai da anni) con la incapacità di organizzarsi (anche in forme nuove ed evolute) nel medio e lungo termine. Vivono schiacciate in brevi lotte e tra ondate di partecipazione e riflusso che non sembrano riuscire più a gestire. Il Movimento 5 Stelle ha inoltre incanalato molte dello spontaneismo e delle frustrazione degli italiani.
Certo c'è stata la campagna per Rodotà presidente (che tutti abbiamo appoggiato), c'è la FIOM, ecc, però tutto questo è poco, molto molto poco per tenere in piedi un'idea di Sinistra credibile che possa sperare di cambiare la realtà. La domanda come sempre è: che fare? E come sempre le risposte all'atto pratico del FARE a Sinistra sono pressoché assenti. Da questo piccolo osservatorio mi permetto di indicare alcune linee guida che a mio parere possono rappresentare una via di fuga (lenta e faticosa) da questa situazione:
  • ripartire dal locale, dalla partecipazione, dalle relazioni con le persone. Dalla politica dal basso che però mette in crisi le dinamiche di consenso che sorreggono i partiti. Esempi ne abbiamo visti molti in questi anni.
  • costruire reti. Reti di realtà locali ed europee sono quello che ci manca. Dobbiamo lavorare per radicarci e allo stesso tempo per la costruzione di uno spazio pubblico europeo.
  • Avviare una riflessione sull'organizzazione politica nell'era della società dell'informazione nell'ottica di un superamento dell'attuale forma partito.
  • Avviare un lavoro di riflessione e di confronto che porti ad accogliere in maniera strutturale i temi dell'ecologia nella nostra cultura politica con tutta la loro portata dirompente.
Un ultima cosa. Non usciremo mai da questa situazione finché a Sinistra non capiremo che la Storia non ha un carattere meramente consequenziale ma è fatta di contingenze che gli uomini devono FAR ACCADERE. Nulla succede perché deve succedere.
L'analisi e le soluzioni mi rendo conto sono parziali ma credo che a Sinistra sia arrivato il momento di posare la penna e di parlarsi addosso meno e di iniziare a FARE.

Noi ripartiremo da qui. Dai luoghi (virtuali e non) che abbiamo creato in questi anni. Sapendo che la strada è difficile ma è l'unica che sappiamo e vogliamo percorrere.

Nicola Rampazzo

mercoledì 24 aprile 2013

Per la liberazione della sinistra e per non morire democristiani

Ho atteso di sbollire un po' la rabbia per la serie indecente di avvenimenti ma poi ho realizzato che è cosa impossibile visto che ogni giorno questa classe dirigente riesce a scendere più in basso, allora tanto vale non indugiare oltre e provare a mettere giù un discorso sensato. E siccome anche i simboli sono importanti non è un caso che provi a farlo oggi, 25 aprile, per simboleggiare l'auspicio di liberarci da equivoci e ipocrisie.In questi giorni ho meditato su tutto, avrei potuto scrivere libri. Avrei voluto parlare del fatto che dopo vent'anni ci troviamo ancora Berlusconi fresco come un fiore; che per colpa di una disastrosa politica le tutele sociali e dei lavoratori sono tornate quelle degli anni '70; mi sarebbe piaciuto soffermarmi sulla totale assenza di una visione del mondo alternativa di una certa parte della sinistra. Ma più che parlare dei mali passati credo sia giunta l'ora di guardare al futuro per costruire una nuova dimensione politica. Fino ad ora si è accettato il guazzabuglio del centro-sinistra perché era celato da un falso, ma a quanto pare efficace, antiberlusconismo. Con il governo Monti una certa parte della dirigenza Pd uscì chiaramente allo scoperto, ma evidentemente non fu abbastanza per la propria base. Oggi, con il governo Letta però, questo dato di fatto è diventato inequivocabile. Questa gente oltre a non essere di centro-sinistra (non ho voluto esagerare togliendo il centro) non è nemmeno antiberlusconiana e, non a caso, ci va al governo insieme. La notizia onestamente mi rallegra: mettere nero su bianco ciò che personalmente ritenevo già chiaro potrà solamente convincere chi, invece, continuava a non vedere l'evidenza. Si sblocca cosi una grande possibilità, questo è il momento in cui possiamo chiedere all'elettorato di abbandonare una classe dirigente indegna. Tutto il discorso, quindi, è per arrivare ad una soluzione semplice: ci sono svariate forze di centro-sinistra fatte ancora di tanta bravissima gente. Mandiamo a quel paese la parte marcia e mettiamoci insieme. Se i Civati, i Barca o le Puppato mandano a quel paese i vari Letta, Franceschini e Bindy per avviare con tanta altra gente di buona volontà di altre realtà politiche un percorso nuovo gli elettori capiranno e forse molti ritroveranno il motivo per sostenere una nuova e vera sinistra per il paese. L'importante è essere chiari, perchè il male assoluto dell'ultimo ventennio è stato il voler assomigliare troppo a chi stava dall'altra parte della barricata, il nascondere una certa identità, l'accettare ogni tipo di sfregio all'essere di sinistra. Conveniamo tutti che non vogliamo avere nulla a che fare con certi poteri forti che stanno distruggendo il paese? Che i requisiti di selezione della classe dirigente non siano l'appartenenza alla Trilaterale, al Bilderberg o all'Aspen? Che bisogna tornare a difendere le tutele sociali dei più deboli? Che bisogna tornare a stare con i lavoratori abbandonati e anzi vessati dalle forze "riformiste" che si sono adoperate (vedi cancellazione dell'art.18) per spazzare via anni di lotte per l'acquisizione di alcuni diritti fondamentali? Che vogliamo rilanciare i temi dell'ambientalismo (e non pontificare inceneritori, nucleare e acqua privata come chi, inizialmente, si oppose all'unica cosa di sinistra che si ricordi: i 4 referendum)? Che gli inciuci porcata non si fanno mai e poi mai? E allora torniamo a sognare e ad avere il coraggio si osare. Perché questi sono elementi basilari che ci permettono di capire da che parte stiamo in modo inequivocabile, che permettono a noi e agli elettori di identificarci all'interno di uno stesso progetto. Se siamo pronti a superare troppi equivoci e a non accettare più certi compromessi al ribasso credo potranno esserci i presupposti per tracciare una linea netta con un passato disastroso e ricominciare, per la liberazione della sinistra ostaggio dei Letta di turno ...e per non morire democristiani. 

Leonardo Villani

venerdì 19 aprile 2013

Prodi: storia di un grande equivoco


Sto avendo forse un pò troppe cose da dire in questi giorni, ma la colpa non è mia: predetevela con la dirigenza del Partito Democratico e con una certa parte della sinistra italiana che da vent'anni ha inanellato una cazzata dopo l'altra.

Le vicende che stanno riguardando l'elezione del Presidente della Repubblica sono sotto gli occhi di tutti, quindi è inutile stare qui a ripercorrerle dal principio.
Ad un certo punto accade che, dopo aver preso un cazzotto in faccia con Marini, Bersani decide di tirare fuori il coniglio dal cilindro e all'assemblea dei suoi “grandi elettori” nella rosa di nomi indegna che propone c'è anche quello di Romano Prodi, colpo a sopresa che tutti invocavano e con il quale far rientrare il gran casino realizzato precedentemente. Bene. Tutti sono felici e contenti, c'è esaltazione generale e anche i renziani per una volta sono d'accordo. Insomma, una grande figata. Ma chi è Romano Prodi?

Secondo me è uno dei più imbarazzanti equivoci della storia della sinistra italiana. E siccome di equivoci ne abbiamo avuti una marea essere uno dei più grandi vuol dire averne tanto di talento!
Ministro dell'Industria nel '78 con Andreotti è tra i pupilli di Beniamino Andreatta, lo stesso che separò la Banca d'Italia dal Tesoro (facendo scoppiare il debito pubblico) e che sosteneva che bisognava comprimere i salari. Nell'82 Spadolini lo nomina presidente dell'IRI in forti difficoltà ecnomiche e da risanare. Dopo averlo praticamente demolito, svendendo tutte le maggiori aziende italiane alle multinazionali straniere trasferendo in questo modo anche lavoro e ricchezze, assumendo il ruolo di uno dei maggiori artefici della de-industrializzazione italiana nel '94 ritiene che il suo compito sia stato portato a termine e rimette il proprio incarico per tuffarsi in politica. Si inventa l'Ulivo e in poco tempo si ritrova leader della coalizione di centro-sinistra anche se nessuno ha mai capito bene il perchè. Credo sia stato per le mire di D'Alema che, consapevole di non poter mai vincere delle elezioni, mandò avanti lui salvo poi farlo cadere ed andare a fare il Presidente del Consiglio. Il Professore, però, ha tutto il tempo di inventarsi l'IRAP (una imposta oscena) per portarci nell'Euro con il quale, afferma, “guadagneremo un giorno in più lavorando un giorno in meno”. Sul lavorare di meno, vista la situazione della disoccupazione in Italia, di sicuro c'ha preso ... sul guadagnare in più forse ha toppato un pò. Sotto i governi Prodi è cominciato anche il percorso di precarizzazione del mondo del lavoro.
Costretto ad andare a casa dai suoi amici di coalizione, dopo qualche anno diventa presidente della commissione europea, simbolo della storpiatura del sogno europeo e del tipo di Europa che non ci piace. Terminato il suo mandato ritorna in Italia per fare di nuovo il leader del centro-sinistra. Vince delle primarie farsa e si accinge a tornare a fare il capo del governo. Le politiche del 2006, però, come sempre accade deludono le aspettative del centro-sinistra: le elezioni che si era sicuri di vincere a mani basse consegnano una vittoria risicata ed una maggioranza al Senato di soli 2 senatori (grazie al porcellum, perchè il csx prese meno voti del cdx). La sua seconda esperienza di governo, quindi, finisce anticipatamente come era facile prevedere.

Dicono di lui che sia stato l'unico a battere Berlusconi. La notizia è ovviamente falsa: l'Ulivo vinse le politiche del 1996 perchè Berlusconi e la Lega corsero separati mentre in quelle del 2006 prese, come detto, meno voti del centro-destra al Senato. Dicono anche che abbia governato bene, ma la cosa è molto opinabile. Certamente il meno peggio, ma di sinistra abbiamo visto molto poco tendente al niente; d'altronde con un ministro dell'economia come Padoa-Schioppa di casa tra la BCE e il FMI cosa ci si poteva aspettare?!

Io credo sia proprio lo stile Prodi ad aver condannato al progressivo spegnimento la sinistra italiana, distrutta dall'incapacità di tenersi stretti i propri ideali per buttarsi nel solco politico di una tradizione che non ci appartiene mascherando questa operazione con un presunto riformismo. Fino a quando la soluzione sarà un grande equivoco continueremo a guardarci bene dal rivendicare i nostri valori rinunciando al coraggio di fare il balzo in avanti di cui abbiamo bisogno.

Ps. Voglio togliermi un sassolino dalla scarpa: vedo una corsa a giustificare la scelta di Prodi per il Colle. La tesi ricorrente è che perlomeno lui non è il frutto dell'inciucio con il Pdl, unica vera richiesta che i Giovani Democratici con l'occupazione delle sedi di partito hanno fatto alle proprie alte sfere. Da iscritto ad un partito che per anni da questa gente è stato tacciato solo di antiberlusconismo sentirmi sostenere, dire da chi si proponeva come di ampie vedute, una scelta solo in funzione antiberlusconiana è una piccola soddisfazione. Mentre io, con il sostegno alla candidatura di Rodotà, provo a lanciare una proposta anche per la sinistra che deve essere voi vi limitate a fare gli anti qualcosa. Evito i commenti.

Leonardo Villani

giovedì 18 aprile 2013

Le vergogne della nuova generazione


In queste concitate ore della elezione del Presidente della Repubblica, come spesso mi capita, mi sono soffermato ad analizzare alcuni contorni che credo ci regalino ottime metafore per spiegare tante cose.
Leggendo le notizie che arrivavano dalla riunione dei gruppi della coalizione Italia Bene Comune ho avuto modo di riflettere molto su alcune uscite indecenti. Leggendo i tweet della Geloni che affermava “Marini uno di noi” e dava la sua benedizione (!) alla “grande operazione politica” che era stata la scelta di Marini, piuttosto che ascoltando le parole di Fassina che individuava in Marini l'uomo giusto per ricostruire una connessione sentimentale con il paese mi sono tremendamente vergognato in quanto giovane, nonostante non abbia nulla a che fare con i soggetti suddetti.

La prima volta che mi incontrai con il gruppo di ragazzi che ha dato vita a CtrlAltLeft ci soffermammo molto sulla questione generazionale che era una delle basi fondanti di questo progetto. Fassina e Geloni sono tra le “nuove leve” del Pd, la classe dirigente del futuro. Ma perchè? Di sicuro non per le grandi capacità politiche (cosa confermata dalle dichiarazioni riportate sopra). Mi pare, invece, molto più probabile che la scalata verso i vertici del partito sia stato il frutto della loro fedeltà al capo di turno (Bersani in questo caso). In modo più chiaro e diretto Fassina e la Geloni sono i cosiddetti lecca-qualcosa (metteteci quello che preferite, io ci metterei culo) frutto della cooptazione avvenuta dall'alto fondata più dalle loro doti canine (la proverbiale lealtà del cane vero il suo padrone) che sull'effettivo valore politico.

Questa tipologia di selezione della futura classe dirigente, quella che i soloni della politica si ostinano a perpetrare, getta grande discredito sulle nuove generazioni e svilisce quello che dovrebbe essere il compito dei giovani. Ma non solo! Dimostra la miopia dei dirigenti attuali che preferiscono attorniarsi di mediocri purchè non rompano le scatole. D'altronde l'attuale classe dirigente del Partito Democratico, quella della vecchia scuola, è stata tutta selezionata in questa maniera, secondo una tradizione che nel Pci soprattutto, ma anche nella Dc, era regola. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Il discorso sulla miopia, ovviamente, non può non riportarci all'affaire scelta del Capo dello Stato. Pur di provare a conservarsi per qualche altro mese si è scelto l'inciucio col Pdl ed un nome pessimo con la chiara dimostrazione che questa gente non è capace di vedere oltre il palmo del proprio naso. Così come, per l'incapacità di cogliere i segnali che venivano dal paese, si è continuati imperterriti a fare un certo tipo di politica di bassissimo livello e a spartirsi pezzi della cosa pubblica con gli avversari di sempre incitando in modo clamoroso l'ascesa del fenomeno M5S. Ecco, nello stesso modo si è provato a creare la classe dirigente del futuro, fregandosene di mandare avanti i migliori e pensando soltanto alla propria autoconservazione tagliando ogni speranza politica all'orizzonte del centro-sinistra. Per fortuna di giovani intelligenti e di buona volontà ce ne sono moltissimi.

Onde evitare di sparare sulla croce rossa voglio dire che questa brutta usanza è comune in tutti gli ambienti politici. Nei partiti politici chi ha il potere tende a cooptare solo coloro i quali sono disposti ad assicurare fedeltà rafforzando quella struttura gerarchica deleteria per quello che dovrebbe essere un ambiente aperto e democratico.

Siccome in questo blog vogliamo parlare e confrontarci apertamente su ciò che la sinistra del futuro dovrà essere lancio questo grido di allarme, perchè vorrei evitare che una volta mandata a casa tutta questa classe dirigente incapace ci ritrovassimo in certi posti le loro propagazioni. Dopo i disastri nella sinistra italiana che hanno seguito la morte di Berlinguer dobbiamo tornare a puntare alto.