Sono passati due giorni dalla prima assemblea padovana di "Io Voglio Restare". Tanti sono stati gli interventi interessanti, ma la cosa a mio parere più importante è stata che per la prima volta dei giovani in tutto il paese si sono ritrovati non sotto le insegne di un partito o di un movimento politico ma uniti dal bisogno di avere risposte dalla politica, e per trovare ogni soluzione concreta e possibile per far sì che l'Italia possa cambiare e permetterci di rimanere e di esprimere qui tutto il nostro potenziale. Non si tratta di dire no all'emigrazione, ci mancherebbe, nel 2012 può essere un'opportunità importante di formazione e professionale, ma dev'essere una scelta e non una necessità per vivere una vita dignitosa.
Il successo di questa sfida dipenderà secondo me da due aspetti fondamentali: il coraggio di noi giovani di metterci in gioco e di sfidare l'attuale classe dirigente, e la credibilità delle nostre proposte che dovranno essere fattibili perché contestualizzate nella realtà socio-economica in cui ci troviamo.
In prima persona ho sperimentato che vincere è possibile, nel mio Comune sono assessore contro ogni previsione e tentativo di scoraggiarmi, e sono felice di aver dimostrato che un giovane è in grado di amministrare bene e di assumersi responsabilità importanti. In Europa tutto questo non è una novità, non a caso le esperienze migliori di governo sono sempre un giusto equilibrio di esperienza e rinnovamento, ma nell'Italia gerontocratica dobbiamo vincere ancora molti pregiudizi. Prendiamoci il nostro spazio.
In secondo luogo credo che tutti noi siamo stanchi dei soliti programmi politici irrealizzabili, o che si riciclano di anno in anno immutabili e incompiuti. Dovremo focalizzarci su proposte concrete e, lo ripeto, realizzabili.
Faccio un esempio per essere chiaro:
nel nostro manifesto si parla di reddito minimo garantito, una
richiesta più che legittima e già praticata in alcuni Stati europei
almeno finora, ma questa proposta nel contesto dei trattati
sottoscritti dall'Italia, in particolare il famoso Fiscal Compact, e
nel contesto dell'inserimento del pareggio di bilancio in
Costituzione è pura utopia. Immersi in una nuvola di propaganda per
la quale la spesa pubblica e l'indebitamento sono male e in questa
situazione nella quale pur essendo in crisi dovremo utilizzare circa
50 miliardi all'anno per vent'anni per ridurre il nostro debito
pubblico, come se questo fosse la causa principale dei nostri mali,
questo tipo di proposte come il reddito minimo garantito risultano
irrealizzabili. Bisogna partire quindi dalla messa in discussione
totale dei presupposti su cui si sta costruendo questa Europa,
altrimenti nei prossimi anni non ci troveremo a lottare per fare dei
passi avanti in tema di diritti ma a lottare per difendere quelli già
acquisiti e che la classe dirigente europea ha deciso di sacrificare
nel nome della competitività a discapito dei lavoratori e di noi
giovani generazioni che siamo uno degli anelli deboli della società.
Concludo dicendo che il nostro tempo è
ora, non ci sarà nessun leader a salvarci ma dovremo farlo noi per
noi stessi attraverso azioni collettive come questa lobby del bene che abbiamo creato, e attraverso
quella presa di coscienza come generazione che è mancata a chi ci ha
preceduto e che ha preferito rimanere dietro a chi c'era ancora prima
sperando di racimolare qualche briciola caduta dal tavolo.
Pietro Galiazzo

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