Pubblichiamo di seguito con piacere un articolo di un lettore di Ctrl Alt Left.
Cosa pensiamo quando pensiamo al
“Comunismo nell'Italia del 2013” al di là delle imbarazzanti
opinioni dei nostalgici del socialismo reale, oltre le favole degli
utopisti e i discorsi dei parolai e soprattutto oltre a una normale
socialdemocrazia eco/pacifista?
E' una domanda che generalmente crea
non poco imbarazzo, soprattutto quando insisto per avere una risposta
concreta in poche parole.
Eppure il Capitalismo si può
descrivere in breve anche a un bambino: “Chi ha i soldi compra un
campo, fa lavorare delle persone, vende i prodotti, paga ogni ogni
mese i lavoratori e si tiene il resto del guadagno”. E il
socialismo reale non è molto più complesso: “Lo Stato ruba il
campo al proprietario e continua a fare quello che faceva il padrone
precedente”. Persino l'utopia è facile da sintetizzare: “Chi
vuole lavora e poi si distribuisce tra chi ha fame”.
In verità per me il Comunismo è
altrettanto semplice da spiegare.
“Il campo viene venduto dal
proprietario ai contadini, che lo ripagano a rate in vent'anni con i
proventi della loro attività”. Tutto qui? Sì, tutto qui.
Non vedo perché il Comunismo dovrebbe
essere più difficile da definire rispetto al Capitalismo.
Quali siano i vantaggi immediati è
piuttosto ovvio.
Nessuna statalizzazione, nessun furto,
nessuna violenza; semplicemente la trasformazione da un'economia di
imprese a un'economia di cooperative in modo graduale ma definitivo.
Nei fatti è la differenza tra un
“contratto d'affitto” e un “mutuo”.
Mi farebbe molto piacere ricevere delle
critiche in proposito o delle proposte alternative; in modo da poter
arricchire un contributo che ho volutamente esposto in modo sintetico
o per tastare lo “stato dell'arte” dell'immaginario politico di
una nuova Sinistra.
Enrico Boesso
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