giovedì 13 dicembre 2012

Socialismo nell'Italia del 2013



Pubblichiamo di seguito con piacere un articolo di un lettore di Ctrl Alt Left.

Cosa pensiamo quando pensiamo al “Comunismo nell'Italia del 2013” al di là delle imbarazzanti opinioni dei nostalgici del socialismo reale, oltre le favole degli utopisti e i discorsi dei parolai e soprattutto oltre a una normale socialdemocrazia eco/pacifista?
E' una domanda che generalmente crea non poco imbarazzo, soprattutto quando insisto per avere una risposta concreta in poche parole.

Eppure il Capitalismo si può descrivere in breve anche a un bambino: “Chi ha i soldi compra un campo, fa lavorare delle persone, vende i prodotti, paga ogni ogni mese i lavoratori e si tiene il resto del guadagno”. E il socialismo reale non è molto più complesso: “Lo Stato ruba il campo al proprietario e continua a fare quello che faceva il padrone precedente”. Persino l'utopia è facile da sintetizzare: “Chi vuole lavora e poi si distribuisce tra chi ha fame”.

In verità per me il Comunismo è altrettanto semplice da spiegare.
“Il campo viene venduto dal proprietario ai contadini, che lo ripagano a rate in vent'anni con i proventi della loro attività”. Tutto qui? Sì, tutto qui.
Non vedo perché il Comunismo dovrebbe essere più difficile da definire rispetto al Capitalismo.

Quali siano i vantaggi immediati è piuttosto ovvio.
Nessuna statalizzazione, nessun furto, nessuna violenza; semplicemente la trasformazione da un'economia di imprese a un'economia di cooperative in modo graduale ma definitivo.
Nei fatti è la differenza tra un “contratto d'affitto” e un “mutuo”.

Mi farebbe molto piacere ricevere delle critiche in proposito o delle proposte alternative; in modo da poter arricchire un contributo che ho volutamente esposto in modo sintetico o per tastare lo “stato dell'arte” dell'immaginario politico di una nuova Sinistra.

Enrico Boesso

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