Mercoledì molti di noi hanno deciso di
aderire al flashmob organizzato a Padova dal primo nucleo di
firmatari dell'appello “voglio restare” davanti alla statua di
Giuseppe Garibaldi: ci siamo ritrovati portando valigie, trolley,
zaini e anche 2 fagotti, che stavano a simboleggiare il fatto che noi
non siamo intenzionati a preparare i bagagli e andarcene, nonostante
le difficoltà che tutti i giorni ci troviamo ad affrontare.
Questa iniziativa puramente simbolica è
stata messa in atto per indicare non solo che non vogliamo essere
obbligati a partire, ma anche che per restare è necessario che
l'Italia inverta buona parte delle politiche che ha messo in campo
fino a oggi.
Per restare tutte e tutti accomunati
dalla convinzione che questo Paese non voglia i propri figli, che li
costringa a scegliere tra restare nell’assoluta instabilità e
andarsene per poter avere un lavoro che riconosca un salario decente,
dei diritti, e la loro volontà di innovare nel proprio campo. Noi
vogliamo poter scegliere diversamente: vogliamo sì avere la
possibilità di andare all’estero per migliorare la nostra
formazione, per costruirci una visione più completa e consapevole,
ma per poi tornare a spendere qui quanto appreso, oppure vogliamo
poter stare qui in Italia per spendere qui le nostre competenze, le
nostre energie, e la nostra voglia di migliorare il Paese.
Migliorare il Paese senza accettare la
contrapposizione che vogliono far passare tra noi e la generazione
che ci ha preceduto, perché non vogliamo vedere togliere i diritti
ai nostri genitori perché questi vengano dati a noi; perché non
crediamo che l'uscita dalla grave crisi in cui siamo piombati possa
essere raggiunta tagliando i salari invece che innovando i prodotti,
cancellando il diritto allo studio invece che incentivandolo,
togliendo quel poco di welfare che c'era in questo paese, puntando
tutto sugli aiuti dei genitori ai figli.
Dopo aver assistito alla campagna
elettorale dei candidati alle primarie del centrosinistra, in cui di
fatto più che su dei programmi si è votato sulla simpatia o
l'antipatia verso delle persone, ci accingiamo a una campagna
elettorale per le elezioni che si preannuncia completamente svuotate
dalle tematiche che interessano a noi; ci pare già di assistere agli
slogan che saranno portati avanti: basta Berlusconi e Grillo e un
populista; di là sono comunisti; tutti loro sono la casta e sono
morti. Noi vorremmo sentir parlare di programmi industriali per
rilanciare l'economia dell'Italia all'interno della cornice europea e
mondiale, vorremmo sentir parlare di nuovi diritti e nuove tutele per
le donne e per gli uomini, per le lavoratrici e per i lavoratori,
vorremmo sentire programmi centrati sull'innalzamento del
finanziamento del diritto allo studio, senza ricorrere a trucchetti
squallidi come i prestiti d'onore, che altro non sono che debiti per
gli studenti. Vorremmo sentir parlare della possibilità di far
compenetrare tra loro i temi di lavoro e ambiente, uscendo dalla
contrapposizione ricattatoria imposta all'ILVA di Taranto e in tanti
altri stabilimenti in Italia; vorremmo sentir parlare di
finanziamenti dedicati ai giovani per iniziare nuove attività, che
possano portare innovazione, vorremmo sentir dire che una persona
omosessuale ha gli stessi diritti di una persona eterosessuale,
vorremmo sentirci dire che la pratica delle dimissioni in bianco
verrà reputata un crimine.
Tutti questi temi resteranno fuori dal
dibattito, perché “Berlusconi”, perchè “i comunisti”,
perchè “siete casta”. Noi non ci stiamo più.
Per modificare il Paese la nostra generazione non può più affidarsi alle deleghe, credere a
quello che ci viene raccontato e che poi non viene mantenuto.
Crediamo che sia giunto il tempo di iniziare a essere realmente
fautori del nostro destino, partendo da Padova e da tutti gli altri territori. tutte e tutti con un unico obiettivo chiaro: cambiare il Paese per
non essere costretti a cambiare Paese.
Martedì 18 dicembre alle 20.30 presso la sala "ai caduti di Nassiriya" ci sarà l'assemblea pubblica per iniziare un percorso tutti insieme, vi aspettiamo.
Maurizio Marinaro
Maurizio Marinaro
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