-Trenta scudetti
vinti sul campo.
- Sapevo ventotto.
- Sapevi male. Sono
trenta.
- Ma no. Ho guardato nell’almanacco. Dice proprio
ventotto.
- Non è una
questione di statistiche, ma di valori.
- Rubare è un valore?
- La prescrizione (riferito all’Inter, N.d.R.) invece ?
Quella è un valore?
- Direi di no, però rubare è rubare. Non importa se si
viene condannati o prescritti.
- Lascio a te i tuoi
dubbi agnosticistici (sic!).
Questo è il dialogo
avvenuto qualche giorno fa tra me e un ragazzo conosciuto su Facebook. Ciò che
si capisce immediatamente è la fede calcistica di questa persona. La cosa più
interessante è che sembrava posseduto da una smania atavica: quella di farmi
sapere che era juventino. Voleva così fortemente che ne venissi a conoscenza da
iniziare la conversazione in quel modo. Si è presentato così. Evidentemente
quest’appartenenza lo caratterizza più di altre come individuo. Non che ci sia
qualcosa di male nell’essere juventino, beninteso. Un tifoso della Juve non è
meglio o peggio di un qualsiasi altro tifoso italiano. Milan, Inter, Roma,
Napoli, Udinese. Chi più ne ha più ne metta. Insomma, è solo calcio. Un attimo,
forse no.
Ciò che da subito
risaltava era il suo giudizio finale. A cosa si riferiva con “agnosticistici”?
Non riuscivo a capire bene. Non mi sembrava di aver sospeso il mio giudizio di
fronte a fenomeni metafisici o religiosi che non possono essere dimostrati.
Tutt’altro. Il furto e la frode, poco importa se sportivi, devono e soprattutto
possono essere dimostrati, sono pur sempre faccende umane. Anzi, avevo preso
una posizione ancora più netta. Il furto esiste, anche se non è dimostrato. Più
che un agnostico mi sentivo un vero “fedele”.
Eppure c’era qualcosa
che non quadrava.
La questione è, in
effetti, molto semplice. Che ci piaccia o no, vivere in società comporta la
necessità di rispettare alcune regole. Se non morali, almeno giuridiche. Ciò
che il mio amico sembrava non aver capito è che una volta presi con le mani nel
sacco, non si può gridare al complotto contro chi ci ha punito. Dire “anche gli
altri rubano!” non è una buona giustificazione. Neanche molto bella per dirla
tutta. Vivere in un mondo dove il furto è de facto (non de iure, si spera) una
prassi, non legittima lo status di ladro. Sei un ladro ugualmente. Addirittura
peggio è, sempre con le famigerate mani dentro all’ancor più famigerato sacco, sparare
là un bel “non ho fatto niente, ce l’avete tutti con me!”. Qualcuno, si sa, non
cede neanche di fronte all’evidenza più schiacciante.
Tutto questo fa
venire in mente un personaggio che negli ultimi vent’anni ha calcato, con
successo per la verità, il palco della politica. Lo conoscono tutti, in Italia
e fuori. Si chiama Silvio Berlusconi. In molti si lamentano del fatto che
faccia di tutto per sottrarsi ai processi. Ancora di più sono quelli che si
strappano le vesti perché appare loro come un uomo rotto ad ogni vizio, privo
di scrupoli e morale. Le pagine dei giornali grondano aneddoti, più o meno
scabrosi, sulle sue vite, privata e pubblica, ormai fuse insieme.
Basta davvero poco
per accorgersi che i discorsi di Berlusconi sono simili, per non dire uguali, a
quelli del mio amico. Insomma: Berlusconi gli ha fatto il lavaggio del
cervello? Sì! Con tutte le sue televisioni, tutti i suoi giornali, tutta la sua
pubblicità! L’ha plagiato poveraccio! E invece no, purtroppo. Berlusconi non ha lavato
nulla a nessuno. Ha “solo” attizzato la fiammella che è dentro di noi e l’ha
resa un incendio. Questa è la sua colpa, che secondo alcuni sarebbe persino un vanto. Ha sfruttato ciò che già c’era. Avevamo dentro di noi “Berlusconi”
prima ancora che lui esistesse politicamente.
Troppo spesso ci
crogioliamo nell’idea che il berlusconismo sia colpa di un solo uomo, o di
pochi, o dei molti che l’hanno seguito e che ancora lo seguono. Nulla di più
sbagliato. Il berlusconismo non arriva con Berlusconi. Nasce prima di lui. La
“malattia” non ha fatto altro che prendere il nome del suo catalizzatore. La
“malattia” esisteva già. Grazie alla sua figura si è manifestata solo in modo
più virulento.
Non si deve
commettere l’errore di vedere l’esistenza di un’idea solo laddove troviamo una
parola che oggi crediamo la descriva e qualifichi. Quel concetto aveva forse un
nome diverso ieri. Potrebbe addirittura non averlo mai avuto. Ma gli arcana
imperii ormai sono svelati e basterà poco perché il vaso di Pandora si apra di
nuovo.
D'altra parte, finalmente, sappiamo con cosa abbiamo a che fare. Perciò attenzione,
perché se non sconfiggeremo il “Berlusconi” che è dentro di noi, correremo ancora
una volta il rischio di meritarci il già troppo citato Berlusconi. Quello vero
stavolta. O magari un altro uguale, solo con un nome diverso. È lo stesso. E tutto solamente per avere in cambio un paio di scudetti in più.
Ah sì, dimenticavo.
L’immagine del profilo del mio interlocutore era una foto del “Che”.
Luca Venturato
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