martedì 11 dicembre 2012

Trenta sul campo. Ci meritiamo ancora Berlusconi?


-Trenta scudetti vinti sul campo.
- Sapevo ventotto.
- Sapevi male. Sono trenta.
- Ma no. Ho guardato nell’almanacco. Dice proprio ventotto.
- Non è una questione di statistiche, ma di valori.
- Rubare è un valore?
- La prescrizione (riferito all’Inter, N.d.R.invece ? Quella è un valore?
- Direi di no, però rubare è rubare. Non importa se si viene condannati o prescritti.
- Lascio a te i tuoi dubbi agnosticistici (sic!).

Questo è il dialogo avvenuto qualche giorno fa tra me e un ragazzo conosciuto su Facebook. Ciò che si capisce immediatamente è la fede calcistica di questa persona. La cosa più interessante è che sembrava posseduto da una smania atavica: quella di farmi sapere che era juventino. Voleva così fortemente che ne venissi a conoscenza da iniziare la conversazione in quel modo. Si è presentato così. Evidentemente quest’appartenenza lo caratterizza più di altre come individuo. Non che ci sia qualcosa di male nell’essere juventino, beninteso. Un tifoso della Juve non è meglio o peggio di un qualsiasi altro tifoso italiano. Milan, Inter, Roma, Napoli, Udinese. Chi più ne ha più ne metta. Insomma, è solo calcio. Un attimo, forse no.
Ciò che da subito risaltava era il suo giudizio finale. A cosa si riferiva con “agnosticistici”? Non riuscivo a capire bene. Non mi sembrava di aver sospeso il mio giudizio di fronte a fenomeni metafisici o religiosi che non possono essere dimostrati. Tutt’altro. Il furto e la frode, poco importa se sportivi, devono e soprattutto possono essere dimostrati, sono pur sempre faccende umane. Anzi, avevo preso una posizione ancora più netta. Il furto esiste, anche se non è dimostrato. Più che un agnostico mi sentivo un vero “fedele”.
Eppure c’era qualcosa che non quadrava.
La questione è, in effetti, molto semplice. Che ci piaccia o no, vivere in società comporta la necessità di rispettare alcune regole. Se non morali, almeno giuridiche. Ciò che il mio amico sembrava non aver capito è che una volta presi con le mani nel sacco, non si può gridare al complotto contro chi ci ha punito. Dire “anche gli altri rubano!” non è una buona giustificazione. Neanche molto bella per dirla tutta. Vivere in un mondo dove il furto è de facto (non de iure, si spera) una prassi, non legittima lo status di ladro. Sei un ladro ugualmente. Addirittura peggio è, sempre con le famigerate mani dentro all’ancor più famigerato sacco, sparare là un bel “non ho fatto niente, ce l’avete tutti con me!”. Qualcuno, si sa, non cede neanche di fronte all’evidenza più schiacciante.
Tutto questo fa venire in mente un personaggio che negli ultimi vent’anni ha calcato, con successo per la verità, il palco della politica. Lo conoscono tutti, in Italia e fuori. Si chiama Silvio Berlusconi. In molti si lamentano del fatto che faccia di tutto per sottrarsi ai processi. Ancora di più sono quelli che si strappano le vesti perché appare loro come un uomo rotto ad ogni vizio, privo di scrupoli e morale. Le pagine dei giornali grondano aneddoti, più o meno scabrosi, sulle sue vite, privata e pubblica, ormai fuse insieme.
Basta davvero poco per accorgersi che i discorsi di Berlusconi sono simili, per non dire uguali, a quelli del mio amico. Insomma: Berlusconi gli ha fatto il lavaggio del cervello? Sì! Con tutte le sue televisioni, tutti i suoi giornali, tutta la sua pubblicità! L’ha plagiato poveraccio! E invece no, purtroppo. Berlusconi non ha lavato nulla a nessuno. Ha “solo” attizzato la fiammella che è dentro di noi e l’ha resa un incendio. Questa è la sua colpa, che secondo alcuni sarebbe persino un vanto. Ha sfruttato ciò che già c’era. Avevamo dentro di noi “Berlusconi” prima ancora che lui esistesse politicamente.
Troppo spesso ci crogioliamo nell’idea che il berlusconismo sia colpa di un solo uomo, o di pochi, o dei molti che l’hanno seguito e che ancora lo seguono. Nulla di più sbagliato. Il berlusconismo non arriva con Berlusconi. Nasce prima di lui. La “malattia” non ha fatto altro che prendere il nome del suo catalizzatore. La “malattia” esisteva già. Grazie alla sua figura si è manifestata solo in modo più virulento.
Non si deve commettere l’errore di vedere l’esistenza di un’idea solo laddove troviamo una parola che oggi crediamo la descriva e qualifichi. Quel concetto aveva forse un nome diverso ieri. Potrebbe addirittura non averlo mai avuto. Ma gli arcana imperii ormai sono svelati e basterà poco perché il vaso di Pandora si apra di nuovo.
D'altra parte, finalmente, sappiamo con cosa abbiamo a che fare. Perciò attenzione, perché se non sconfiggeremo il “Berlusconi” che è dentro di noi, correremo ancora una volta il rischio di meritarci il già troppo citato Berlusconi. Quello vero stavolta. O magari un altro uguale, solo con un nome diverso. È lo stesso. E tutto solamente per avere in cambio un paio di scudetti in più.

Ah sì, dimenticavo. L’immagine del profilo del mio interlocutore era una foto del “Che”.



Luca Venturato

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