Quando sono stato invitato a partecipare al primo incontro di questo gruppo ero veramente felice, cominciavo a sentire in modo sempre meno contenibile l'esigenza di confrontarmi con altri giovani di sinistra. Ritengo che la generazione della quale faccio parte stia pagando le operazioni scellerate che i "dirigenti di sinistra", dalla morte di Berlinguer in poi, hanno scientificamente messo in pratica. Credo che noi stiamo subendo le conseguenze dello spezzatino realizzato nel corso degli anni e lo snaturamento culturale di quelle realtà che oggi raccolgono buona parte dell'elettorato di "sinistra".
Con quello che poi è diventato Ctrl Alt Left, abbiamo creato l'occasione per uscire dagli steccati esistenti per cominciare a parlare di politica, di sinistra; mettendo al centro, con prepotenza, una questione generazionale che è fondamentale per noi che saremo costretti a pagare le sorti sciagurate della sinistra e, più in generale, della politica italiana. Ma la questione generazionale della sinistra per me non finisce alle sole divisioni che oggi patiamo, anzi; ritengo che queste siano semplicemente il frutto di una questione politica e culturale: la sinistra italiana ad un certo punto ha smesso di essere tale, ha smesso di dire e pensare cose di sinistra lasciando una grossa fetta di italiani con un vuoto ideale e di rappresentanza politica.
Questa riflessione, alimentata in continuazione dalle uscite a vario titolo degli esponenti del PD, non può essere più calzante il giorno in cui leggiamo l'intervista sul Wall Street Journal al leader del centro-sinistra Pier Luigi Bersani. Personalmente non resto sconvolto dalle sue parole, ero convinto fosse il suo pensiero anche prima, ma questo non toglie che io continui a non ritenere accettabile, da chi pretende di essere il riferimento di una certa area politica, l'enunciazione di un pensiero di destra sotto le mentite spoglie di riformismo e progressismo.
Attenendoci al merito della ingloriosa uscita sopra citata, per me la sinistra non può accettare le politiche neoliberiste e di rigore, della migliore scuola reaganiana e tatcheriana, veicolate tramite il fiscal compact ed il pareggio di bilancio in Costituzione; non può non ritenere il lavoro un diritto mettendo al centro del proprio progetto politico i diritti dei lavoratori e non sognandosi mai di ritrattare su ciò.
Se Bersani la pensa diversamente dica chiaramente al paese in nome di chi ha intenzione di governare, ma eviti di scippare alla sinistra italiana la rappresentanza che merita.
Facendo una panoramica sugli ultimi vent'anni di "progressismo e riformismo", invece, potremmo passare dal volgare "abbiamo una banca" agli stretti rapporti con il peggior capitalismo nostrano; da chi si è battuto contro i referendum su acqua e nucleare del 2011 a chi non ha esitato a schierarsi accanto a Marchionne. Richiamando le immmagini DeMotivational potremmo dire: sinistra, la stai facendo nel modo sbagliato.
Nel triste panorama della politica italiana, violentato da vent'anni di berlusconismo, ci siamo dimenticati il dibattito sugli ideali buttando nel cesso una cultura politica, che era quella di sinistra, nel nome del "prendere qualche voto all'avversario" in una lotta tra bande priva di contenuti. Nel momento in cui Berlusconi è uscito dalla scena (se momentaneamente o definitivamente non lo sappiamo), buona parte di coloro che hanno condotto la battaglia suddetta sono stati costretti ad uscire allo scoperto mostrando la propria essenza politica. Ed è così che ci ritroviamo il leader dei riformisti e progressisti che parla un linguaggio di destra e non ha di meglio da fare che aprire ai moderati.
La mia sinistra non dice questo, spero che per la mia generazione valga la stessa cosa.
Leonardo Villani
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