Le parlamentarie e la questione della
democrazia diretta
Si sono celebrate in queste settimane
le tanto attese parlamentarie del movimento 5 stelle. Il movimento
dei cittadini che votano i cittadini, dell'eliminazione dei partiti,
della politica senza filtri e della democrazia diretta attiva. Quel
percorso che dovrebbe dimostrare al sistema politico la sua manifesta
superiorità e innovazione. Premetto qui che, nonostante non sia il
mio campo politico e a volte non ne condivida i toni e le
rivendicazioni, ho in simpatia il movimento 5 stelle e i suoi
militanti e che non mi piace il modo con cui la sinistra italiana ha
liquidato la questione con le facili categorie dell'antipolitica e
del populismo. Resta il fatto che il movimento si è dato un
obiettivo molto ambizioso: la democrazia diretta.
Le parlamentarie
Se dopo le partitiche ma ultra
partecipate primarie osservo le "parlamentarie" il
risultato mi pare però molto molto lontanto dall'obiettivo che ci si
era posti. Il tutto assomiglia molto ad un reality show di seconda
categoria, l'agenda politica su cui si costruisce il dibattito
pubblico è povera, i canidati poco credibili e il mezzo molto
lontano da quella che io intendo come democrazia diretta.
È possibile valutare un candidato al
parlamento on line tramite un video di qualche minuto e un elenco di
possibili proposte? È affidabile come metodo di selezione della
classe dirigente?
Qui sta la questione quando parliamo
del Movimento 5 Stelle. Il problema per Grillo non sta nella classe
dirigente ma proprio nel metodo di selezione della stessa e quindi
cambiato il metodo risolto il problema. Inoltre si ritiene che i
migliori selezionatori dei candidati, delle idee e dei programmi
siano i cittadini stessi che informandosi tramite il web hanno la
possibilità di effettuare una scelta consapevole, razionale e
responsabile.
Il mito del cittadino informato
Credo che a questo punto ci troviamo di
fronte al vero nodo politico ed ideologico del Movimento 5 Stelle: il
mito del cittadino informato, ossia la convinzione che non ci sia
bisogno di mediazioni tra istituzioni e cittadini e che i nuovi media
garantiscano la piena informazione di questi ultimi che quindi
possono autogovernarsi nella forma ultima dello sviluppo politico
delle democrazie occidentali: la democrazia diretta.
Il mito del cittadino informato non è
certo un'invenzione di Grillo ed è la questione che dovrebbe
sollevare la Sinistra per segnalare la sua alterità, se solo non
fosse impegnata a sbraitare inutilmente contro il populismo e
l'antipolitica. Questa mitologia è di derivazione tipicamente
neoclassicista e si fonda su una riedizione delle teorie del
consumatore razionale
(http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_consumatore)
dei vari Friedman, Pareto e soci. Questa teoria nelle sue forme più
strutturate è alla base di tutte le moderne strategie di marketing
(più o meno funzionanti che siano). Nei banchi dell'università più
volte ci hanno insegnato a diffidare da questi costrutti economicisti
per interpretare la realtà sociale. A riguardo basti pensare a tutto
il lavoro di Herbert Simon sulla razionalità limitata
(http://it.wikipedia.org/wiki/Herbert_Simon).
Non è qui il luogo per approfondire questo dibattito ma, conscio di
semplificare molto la questione ma con l'obiettivo di arrivare al
dunque, mi chiedo: il cittadino effettua le sue scelte sempre in
piena informazione e consapevolezza? Non esiste sempre un forte grado
di approssimazione nelle nostre scelte (anche politiche)? Non hanno
grande importanza le relazioni, le identità collettive e le culture
politiche di riferimento?
La democrazia diretta e la democrazia
partecipativa
Il mito della democrazia diretta di
Grillo qui cade in fallo. E non è un caso che il risultato sia un
reality show che genera un livello del dibattito politico medio basso
e una partecipazione scarsa (95.000 voti) soprattutto se rapportata
al numero di candidati (1400) con un rapporto eletto/elettore di
1/67. Parrebbe che, così come è in atto quella tendenza per cui
aumenta il numero di scrittori pur diminuendo quello dei lettori,
aumenti il numero dei candidati pur diminuendo il numero dei votanti
o dei partecipanti. E qui arriviamo all'altro nodo politico della
questione: la democrazia diretta contrapposta alla democrazia
partecipativa.
La politica della relazione
Se infatti la democrazia diretta
presuppone (in tutte le sue declinazioni) la presenza di un cittadino
pienamente informato quella partecipativa al contrario presuppone
l'esistenza di un cittadino motivato all'azione politica che agisce
all'interno di contesti e culture politiche diverse. La libertà per
l'appunto non è solo la libertà di scegliere o di essere scelti ma
è innanzi tutto la libertà di partecipare, di discutere, di
relazionarsi, di scontrarsi e di costruire percorsi politici di parte
assieme. In questo le problematiche primarie del centro sinistra sono
una condizione necessaria ma non sufficiente. Soprattutto se, come
nel caso delle primarie per i parlamentari, non permettono una reale
sfida della società civile alle classi dirigenti dei partiti. La
strada della partecipazione non ammette mezze misure e deve essere
percorsa senza timore con lo scopo di nobilitare la figura cardine
della nostra cultura politica: quella del militante da contrapporre
con forza a quella del passivo cittadino informato. Solo costruendo
una politica della relazione con i territori, le persone, i movimenti
e le culture politiche sarà possibile superare l'elettoralismo e il
mito della democrazia diretta e costruire una società fondato su un
saldo ordine democratico. Perché se è vero che le false sirene
della democrazia diretta non ci conquisteranno è altrettanto vero
che vogliamo molta molta molta più democrazia reale.
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