martedì 8 gennaio 2013

Democrazia diretta e Democrazia partecipativa


Le parlamentarie e la questione della democrazia diretta

Si sono celebrate in queste settimane le tanto attese parlamentarie del movimento 5 stelle. Il movimento dei cittadini che votano i cittadini, dell'eliminazione dei partiti, della politica senza filtri e della democrazia diretta attiva. Quel percorso che dovrebbe dimostrare al sistema politico la sua manifesta superiorità e innovazione. Premetto qui che, nonostante non sia il mio campo politico e a volte non ne condivida i toni e le rivendicazioni, ho in simpatia il movimento 5 stelle e i suoi militanti e che non mi piace il modo con cui la sinistra italiana ha liquidato la questione con le facili categorie dell'antipolitica e del populismo. Resta il fatto che il movimento si è dato un obiettivo molto ambizioso: la democrazia diretta.

Le parlamentarie

Se dopo le partitiche ma ultra partecipate primarie osservo le "parlamentarie" il risultato mi pare però molto molto lontanto dall'obiettivo che ci si era posti. Il tutto assomiglia molto ad un reality show di seconda categoria, l'agenda politica su cui si costruisce il dibattito pubblico è povera, i canidati poco credibili e il mezzo molto lontano da quella che io intendo come democrazia diretta.
È possibile valutare un candidato al parlamento on line tramite un video di qualche minuto e un elenco di possibili proposte? È affidabile come metodo di selezione della classe dirigente?
Qui sta la questione quando parliamo del Movimento 5 Stelle. Il problema per Grillo non sta nella classe dirigente ma proprio nel metodo di selezione della stessa e quindi cambiato il metodo risolto il problema. Inoltre si ritiene che i migliori selezionatori dei candidati, delle idee e dei programmi siano i cittadini stessi che informandosi tramite il web hanno la possibilità di effettuare una scelta consapevole, razionale e responsabile.

Il mito del cittadino informato

Credo che a questo punto ci troviamo di fronte al vero nodo politico ed ideologico del Movimento 5 Stelle: il mito del cittadino informato, ossia la convinzione che non ci sia bisogno di mediazioni tra istituzioni e cittadini e che i nuovi media garantiscano la piena informazione di questi ultimi che quindi possono autogovernarsi nella forma ultima dello sviluppo politico delle democrazie occidentali: la democrazia diretta.
Il mito del cittadino informato non è certo un'invenzione di Grillo ed è la questione che dovrebbe sollevare la Sinistra per segnalare la sua alterità, se solo non fosse impegnata a sbraitare inutilmente contro il populismo e l'antipolitica. Questa mitologia è di derivazione tipicamente neoclassicista e si fonda su una riedizione delle teorie del consumatore razionale (http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_consumatore) dei vari Friedman, Pareto e soci. Questa teoria nelle sue forme più strutturate è alla base di tutte le moderne strategie di marketing (più o meno funzionanti che siano). Nei banchi dell'università più volte ci hanno insegnato a diffidare da questi costrutti economicisti per interpretare la realtà sociale. A riguardo basti pensare a tutto il lavoro di Herbert Simon sulla razionalità limitata (http://it.wikipedia.org/wiki/Herbert_Simon). Non è qui il luogo per approfondire questo dibattito ma, conscio di semplificare molto la questione ma con l'obiettivo di arrivare al dunque, mi chiedo: il cittadino effettua le sue scelte sempre in piena informazione e consapevolezza? Non esiste sempre un forte grado di approssimazione nelle nostre scelte (anche politiche)? Non hanno grande importanza le relazioni, le identità collettive e le culture politiche di riferimento?

La democrazia diretta e la democrazia partecipativa

Il mito della democrazia diretta di Grillo qui cade in fallo. E non è un caso che il risultato sia un reality show che genera un livello del dibattito politico medio basso e una partecipazione scarsa (95.000 voti) soprattutto se rapportata al numero di candidati (1400) con un rapporto eletto/elettore di 1/67. Parrebbe che, così come è in atto quella tendenza per cui aumenta il numero di scrittori pur diminuendo quello dei lettori, aumenti il numero dei candidati pur diminuendo il numero dei votanti o dei partecipanti. E qui arriviamo all'altro nodo politico della questione: la democrazia diretta contrapposta alla democrazia partecipativa.

La politica della relazione

Se infatti la democrazia diretta presuppone (in tutte le sue declinazioni) la presenza di un cittadino pienamente informato quella partecipativa al contrario presuppone l'esistenza di un cittadino motivato all'azione politica che agisce all'interno di contesti e culture politiche diverse. La libertà per l'appunto non è solo la libertà di scegliere o di essere scelti ma è innanzi tutto la libertà di partecipare, di discutere, di relazionarsi, di scontrarsi e di costruire percorsi politici di parte assieme. In questo le problematiche primarie del centro sinistra sono una condizione necessaria ma non sufficiente. Soprattutto se, come nel caso delle primarie per i parlamentari, non permettono una reale sfida della società civile alle classi dirigenti dei partiti. La strada della partecipazione non ammette mezze misure e deve essere percorsa senza timore con lo scopo di nobilitare la figura cardine della nostra cultura politica: quella del militante da contrapporre con forza a quella del passivo cittadino informato. Solo costruendo una politica della relazione con i territori, le persone, i movimenti e le culture politiche sarà possibile superare l'elettoralismo e il mito della democrazia diretta e costruire una società fondato su un saldo ordine democratico. Perché se è vero che le false sirene della democrazia diretta non ci conquisteranno è altrettanto vero che vogliamo molta molta molta più democrazia reale.

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