Ho aspettato qualche giorno prima di
analizzare la situazione politica italiana perché si schiarisse il
polverone e si esplicitasse la nuova composizione del campo politico.
I dati politici principali mi paiono brevemente essere:
- il boom del MoVimento 5 Stelle. Ad oggi il fenomeno è ancora di difficile lettura e racchiude in sé perlomeno due poli uno civista di rifiuto della vecchia classe dirigente e costruzione di una nuova etica pubblica e l'altra totalitario di rifiuto della democrazia rappresentativa nel nome di un plebiscitarismo del web.
- la relativa tenuta ed esistenza del blocco sociale berlusconiano (anche se in acuta crisi). Facciamocene una ragione. Il berlusconismo esiste e in vent'anni ha costruito un rapporto con una certa parte della società italiana oggi minoritaria. Questo crea un'anomalia nella composizione del campo politico italiano che non possiamo sottovalutare.
- il fallimento dell'orizzonte politico del Partito Democratico. L'orizzonte politico del meno peggio ha definitivamente fallito ed oggi forse è tardi per porsi con radicalità.
- il rifiuto delle politiche di austerity e il relativo fallimento del Governo Monti. La strategia politico-economica di Mario Monti sembrava perfetta salvo non tenere conto del piccolo particolare che in democrazia si vota.
- l'autismo politico della Sinistra. Qui si apre la nota per noi più dolente. Abbiamo assistito al totale fallimento della classe dirigente della Sinistra Italiana (risparmio i penosi distinguo tra Sel e Rivoluzione Civile) che non è più capace di leggere e ascoltare la realtà politica e sociale del nostro paese.
A partire da questo quadro abbozzato
(ma non mi pareva il caso di aggiungere analisi ad analisi) credo che
la risposta da parte della nostra generazione possa essere riassunta
in due parole: azione e responsabilità.
Azione perché c'è bisogno di
confrontarsi tutti con la democrazia rappresentativa che è la
struttura portante del sistema economico e sociale in cui viviamo. Il
consenso è l'ossigeno del sistema e Grillo e Casaleggio l'hanno
capito bene. Ghettizzarci in associazioni, movimenti, comitati,
raccolte firme, ecc non serve più a niente. Costruiamo un cantiere,
una rete, un progetto, un movimento una qualsiasi cosa che ci faccia
uscire dall'angolo in cui ci siamo cacciati. Sotterriamo le nostre
classi dirigenti e iniziamo a prenderci le nostre responsabilità.
Responsabilità, appunto, perché
dobbiamo renderci conto che, bello o brutto che sia, nessuno oggi è
in grado di rispondere a quella domanda di cambiamento che abbiamo
per primi portato nelle piazze, nelle scuole, nelle università,
nelle città, nei partiti, nella società se non noi stessi. Noi
siamo gli artefici del nostro destino, noi dobbiamo imparare a
prendere il vento in faccia, ad aprire quelle porte che ci chiudono
in faccia, a costruire il paese che abbiamo in testa. È ora che chi
sa fare politica inizi ad imparare a prendere voti e la smetta di
aspettare che chi sa prendere voti inizi a fare sul serio politica.
All'inizio forse saremo solo pochi
pionieri, ci rideranno in faccia, ci diranno che siamo degli stupidi
arroganti ma alla fine sentiremo l'appagamento di chi sa di aver
fatto fino in fondo la sua parte.
Nicola Rampazzo
Nicola Rampazzo
Nessun commento:
Posta un commento