Ho letto attentamente tutti i cori che
si sono prodigati ad esaltare la nuova giunta regionale del Lazio
varata dal Presidente Zingaretti.
Voglio subito sgombrare il campo da
dubbi, nulla a che vedere con le porcate di Maroni o con il rimpasto
fatto da Cota in Piemonte e la delega ai tartufi spuntata tra i vari
assessorati.
Detto questo, però, io voglio
permettermi di dissentire. Tra i più grandi punti di forza del nuovo
governo laziale ci sarebbe il fatto che i suoi componenti sarebbero
tutti dei “tecnici”, se vogliamo dire così. Professori
universitari, rettori e plurititolati che per questo motivo sarebbero
il non plus ultra per guidare la regione verso acque migliori.
Io tutta questa storia la trovo
quantomeno inaccettabile. Da qualche anno passa con sempre
maggiore forza ed insistenza il messaggio che ci sono determinati
soggetti i quali possiedono i segreti più nascosti della scienza e
che per questo motivo possono decidere ciò che è giusto e ciò che
non lo è. E quindi, vista la situazione catastrofica nella quale
siamo piombati è giusto che a
questa gente venga affidato il governo, formale o
sostanziale, della cosa pubblica. Tanto per andare nel concreto e
fare degli esempi, questo tipo di ragionamento viene affermato ogni
volta che i media ci dicono che il FMI oppure una qualche
agenzia di rating sentenzia il disastro della nostra
situazione economica e poi ci indica la strada da percorrere per
risolvere lo scatafascio, decidendo di fatto le politiche del nostro
paese. Questo tipo di pensiero ha ragiunto il culmine con la
formazione del governo tecnico di Monti, bocconiano che con la
sua squadra di professoroni avrebbe trovato la ricetta per
risolvere tutti i nostri mali.
Questa gente, ovviamente, non possiede
alcuna verità rivelata e i fatti lo hanno già ampiamente
dimostrato. Con le loro teorie si fanno portatori di un punto di
vista, di un “pensiero politico”
che come tale mira a raggiungere determinati obiettivi e a perseguire
certe finalità specifiche, preoccupandosi innanzitutto degli aspetti
che ritiene prioritari. Allora la verità è che quando bisogna
governare e diventa necessario fare delle scelte non esiste
l'equazione perfetta che
risolve ogni problema, bensì ci si prefigge degli obiettivi e li si
prova a raggiungere. Questo, in modo molto grezzo, dovrebbe essere un
pò il senso del fare politica: avere degli “ideali” e provare a
renderli concreti. Non c'è una regola giusta, ma tanti punti di
vista (ed è per questo andiamo a votare chi sentiamo più vicino al
nostro pensiero).
Quindi tornando
alla questione della giunta di Zingaretti io dico: massimo rispetto
per l'altissimo profilo dei suoi esponenti, ci mancherebbe altro, ma
più che esaminare curriculum pieni zeppi di titoli e cariche a me
piacerebbe leggere una lettera aperta dove capire questa gente che
visione del mondo ha. Perchè mi pare che a scorrere il
lunghissimo elenco di titoli e cariche dell'ex ministro Treu o della
Fornero c'era da restare a bocca aperta, ma evidentemente le loro
idee sul mercato del lavoro lasciavano molto a desiderare. Anche
Ichino è docente di diritto del lavoro (e fece addirittura il
deputato nelle file del Pci!) ma ciò non toglie che le mie idee
siano lontane anni luce dalle sue, in modo più che legittimo.
Ed allora, sempre
per continuare con le esemplificazioni, per apprezzare l'assessore al
lavoro della giunta Zingaretti non può bastarci sapere che è un
docente di diritto del lavoro presso l'Univerità Roma Tre. Dobbiamo
tornare a parlare di politica, ad avere un progetto e non possiamo continuare a distribuire cariche per presunti onori alla carriera, perchè in
questo modo stiamo facendo quasi più danni dei tempi del manuale
Cencelli.
Ps. spero con
tutto il mio cuore che gli assessori della giunta Zingaretti sapranno
smentirmi. Ciò però non toglie che dobbiamo superare il dogma dei
presunti tecnici.
Leonardo Villani

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