giovedì 21 marzo 2013

Basta con questi professori


Ho letto attentamente tutti i cori che si sono prodigati ad esaltare la nuova giunta regionale del Lazio varata dal Presidente Zingaretti.
Voglio subito sgombrare il campo da dubbi, nulla a che vedere con le porcate di Maroni o con il rimpasto fatto da Cota in Piemonte e la delega ai tartufi spuntata tra i vari assessorati.
Detto questo, però, io voglio permettermi di dissentire. Tra i più grandi punti di forza del nuovo governo laziale ci sarebbe il fatto che i suoi componenti sarebbero tutti dei “tecnici”, se vogliamo dire così. Professori universitari, rettori e plurititolati che per questo motivo sarebbero il non plus ultra per guidare la regione verso acque migliori.
Io tutta questa storia la trovo quantomeno inaccettabile. Da qualche anno passa con sempre maggiore forza ed insistenza il messaggio che ci sono determinati soggetti i quali possiedono i segreti più nascosti della scienza e che per questo motivo possono decidere ciò che è giusto e ciò che non lo è. E quindi, vista la situazione catastrofica nella quale siamo piombati è giusto che a questa gente venga affidato il governo, formale o sostanziale, della cosa pubblica. Tanto per andare nel concreto e fare degli esempi, questo tipo di ragionamento viene affermato ogni volta che i media ci dicono che il FMI oppure una qualche agenzia di rating sentenzia il disastro della nostra situazione economica e poi ci indica la strada da percorrere per risolvere lo scatafascio, decidendo di fatto le politiche del nostro paese. Questo tipo di pensiero ha ragiunto il culmine con la formazione del governo tecnico di Monti, bocconiano che con la sua squadra di professoroni avrebbe trovato la ricetta per risolvere tutti i nostri mali.
Questa gente, ovviamente, non possiede alcuna verità rivelata e i fatti lo hanno già ampiamente dimostrato. Con le loro teorie si fanno portatori di un punto di vista, di un “pensiero politico” che come tale mira a raggiungere determinati obiettivi e a perseguire certe finalità specifiche, preoccupandosi innanzitutto degli aspetti che ritiene prioritari. Allora la verità è che quando bisogna governare e diventa necessario fare delle scelte non esiste l'equazione perfetta che risolve ogni problema, bensì ci si prefigge degli obiettivi e li si prova a raggiungere. Questo, in modo molto grezzo, dovrebbe essere un pò il senso del fare politica: avere degli “ideali” e provare a renderli concreti. Non c'è una regola giusta, ma tanti punti di vista (ed è per questo andiamo a votare chi sentiamo più vicino al nostro pensiero).
Quindi tornando alla questione della giunta di Zingaretti io dico: massimo rispetto per l'altissimo profilo dei suoi esponenti, ci mancherebbe altro, ma più che esaminare curriculum pieni zeppi di titoli e cariche a me piacerebbe leggere una lettera aperta dove capire questa gente che visione del mondo ha. Perchè mi pare che a scorrere il lunghissimo elenco di titoli e cariche dell'ex ministro Treu o della Fornero c'era da restare a bocca aperta, ma evidentemente le loro idee sul mercato del lavoro lasciavano molto a desiderare. Anche Ichino è docente di diritto del lavoro (e fece addirittura il deputato nelle file del Pci!) ma ciò non toglie che le mie idee siano lontane anni luce dalle sue, in modo più che legittimo.
Ed allora, sempre per continuare con le esemplificazioni, per apprezzare l'assessore al lavoro della giunta Zingaretti non può bastarci sapere che è un docente di diritto del lavoro presso l'Univerità Roma Tre. Dobbiamo tornare a parlare di politica, ad avere un progetto e non possiamo continuare a distribuire cariche per presunti onori alla carriera, perchè in questo modo stiamo facendo quasi più danni dei tempi del manuale Cencelli.

Ps. spero con tutto il mio cuore che gli assessori della giunta Zingaretti sapranno smentirmi. Ciò però non toglie che dobbiamo superare il dogma dei presunti tecnici.

Leonardo Villani

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