È molto che non scriviamo
su questo blog. In parte ciò è dovuto al fatto che molti di noi
sono oberati di lavoro per i più svariati progetti e quindi
l'impellenza del fare e dell'organizzare ruba tempo alla possibilità
di scrivere e riflettere. In parte non dobbiamo negarci che la fase
politica che sta attraversando il nostro paese ha lasciato senza
parole molti a sinistra. Non è un caso che l'ultimo post di questo
blog sia del 24 Aprile: un mese prima delle elezioni e della
successiva rielezione del Presidente della Repubblica che ci ha
condotto alla fase delle larghe intese.
Non entro nell'analisi di
questo processo complesso e i cui esiti dobbiamo ancora vedere
completamente. Mi limito ad elencare alcuni elementi che mi paiono
importanti:
- la momentanea tenuta del blocco della seconda repubblica Pd-Pdl nel nome della sopravvivenza e della conservazione del presente;
- la detonazione (anche questa momentanea) dello tsunami grillino che fuori dalla competizione elettorale fa fatica a creare reali problemi alla maggioranza e anzi tende a perdere pezzi;
- la situazione economica e sociale del paese che continua ad aggravarsi facendo intravedere un'uscita dalla crisi (per quanto questa espressione possa avere senso) in un paese fortemente impoverito ed esausto che non intravede alcuna ripresa nel suo futuro.
In questo breve quadro manca
l'agonizzante Sinistra che ricopre negli ultimi mesi un ruolo
marginale, subalterno e di testimonianza. La situazione sembra essere
disastrata un po' ovunque nel nostro campo:
- Sel rappresenta la sinistra parlamentare e occupa una posizione tanto comoda dal punto di vista elettorale (all'opposizione a livello nazionale ed alleata del Pd a livello locale) quanto ininfluente in qualsiasi reale processo politico di cambiamento.
- Il fallimento di Rivoluzione Civile è riuscito a bissare quello della Sinistra Arcobaleno con esiti anche più tragicomici.
- Le varie anime movimentiste si scontrano (oramai da anni) con la incapacità di organizzarsi (anche in forme nuove ed evolute) nel medio e lungo termine. Vivono schiacciate in brevi lotte e tra ondate di partecipazione e riflusso che non sembrano riuscire più a gestire. Il Movimento 5 Stelle ha inoltre incanalato molte dello spontaneismo e delle frustrazione degli italiani.
Certo c'è stata la campagna
per Rodotà presidente (che tutti abbiamo appoggiato), c'è la FIOM,
ecc, però tutto questo è poco, molto molto poco per tenere in piedi
un'idea di Sinistra credibile che possa sperare di cambiare la
realtà. La domanda come sempre è: che fare? E come sempre le
risposte all'atto pratico del FARE a Sinistra sono pressoché
assenti. Da questo piccolo osservatorio mi permetto di indicare
alcune linee guida che a mio parere possono rappresentare una via di
fuga (lenta e faticosa) da questa situazione:
- ripartire dal locale, dalla partecipazione, dalle relazioni con le persone. Dalla politica dal basso che però mette in crisi le dinamiche di consenso che sorreggono i partiti. Esempi ne abbiamo visti molti in questi anni.
- costruire reti. Reti di realtà locali ed europee sono quello che ci manca. Dobbiamo lavorare per radicarci e allo stesso tempo per la costruzione di uno spazio pubblico europeo.
- Avviare una riflessione sull'organizzazione politica nell'era della società dell'informazione nell'ottica di un superamento dell'attuale forma partito.
- Avviare un lavoro di riflessione e di confronto che porti ad accogliere in maniera strutturale i temi dell'ecologia nella nostra cultura politica con tutta la loro portata dirompente.
Un ultima cosa. Non usciremo
mai da questa situazione finché a Sinistra non capiremo che la
Storia non ha un carattere meramente consequenziale ma è fatta di
contingenze che gli uomini devono FAR ACCADERE. Nulla succede perché
deve succedere.
L'analisi e le soluzioni mi
rendo conto sono parziali ma credo che a Sinistra sia arrivato il
momento di posare la penna e di parlarsi addosso meno e di iniziare a
FARE.
Noi ripartiremo da qui. Dai
luoghi (virtuali e non) che abbiamo creato in questi anni. Sapendo
che la strada è difficile ma è l'unica che sappiamo e vogliamo
percorrere.
Nicola Rampazzo
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