Il livello del dibattito politico
italiano è imbarazzante, e sin qui credo si sia tutti d'accordo. Ma,
contrariamente da quanto verrebbe facile immaginare, la causa di ciò
non è rintracciabile solamente nelle vicende inqualificabili che
riguardano la galassia Berlusconi. Infatti anche coloro che sono
entrati prepotentemente in Parlamento giurando di spazzare, a ragion
veduta, una classe politica vergognosa non hanno portato, come era stato facile prevedere, un
grandissimo contributo a migliorare lo stato delle cose. Ok i tagli ai costi della politica, ok la
casta, ok gli sprechi ... ma poi? Mi sembra un po' tutto fine a sè
stesso.
E se sposto lo sguardo altrove non è
che riesca a trovare motivi di esaltazione. Il dibattito
pre-congressuale del Pd, per esempio, finisce di svilirmi. Renzi col
suo carro sul quale continuano a saltare vecchi soloni imbarazzanti,
la mediaticità del miglior Berlusconi e un bagaglio di idee nella migliore
delle ipotesi vuoto (perchè altrimenti è di destra); Cuperlo che
alle spalle ha D'Alema (e credo non sia necessario dire altro);
Pittella non pervenuto. E anche Civati (per il quale non nascondo le
mie simpatie) onestamente mi lascia tanti, troppi, dubbi.
Perchè possiamo fare tutti i bei
discorsi che ci vanno a genio, ma il dramma che la politica vive oggi
è quello di essere stata esautorata, dalla finanza e dall'economia,
di ogni facoltà di scelta e decisione; è stata scippata della sua funzione fondamentale: occuparsi del bene comune. Oggi questo tema manca dal dibattito politico italiano, ma a me piacerebbe
capire se c'è qualcuno sullo scenario politico che ha
intenzione di cominciare ad affrontare questo problema oppure se
tutti vogliono continuare con la patetica pantomima per la quale
andando a votare sosteniamo solo degli slogan e chi ci rappresenta al
massimo può scegliere il nome della prossima tassa con la quale
sottrarci denari da buttare nel buco nero del debito pubblico. Per
cominciare a risollevare il tenore del dibattito politico del paese, invece, dovremmo
partire dall'affrontare seriamente un dibattito sul come ridare alla politica la propria funzione.
E se a destra non mi aspetto che si
sollevi questa questione (perchè in Europa e nel mondo è stata la
“destra” a realizzare concretamente le politiche liberiste che ci
stanno costringendo a questo presente e ad un futuro ancora peggiore)
a sinistra mi piacerebbe capire se si ha voglia di rompere con
l'imbarazzante trascorso della seconda metà degli anni '90 (ricordo
che la precarizzazione del mondo del lavoro è cominciata sotto i
governi Prodi).
Posso capire
la necessità di affrancarsi da modelli novecenteschi che tanto
imbarazzano una certa parte della “sinistra” dei giorni nostri;
ma non posso accettare la sistematica rinnegazione di alcuni principi
basilari dell'essere di sinistra. Ed allora anche se non possiamo più
parlare di lotta di classe, vogliamo continuare a ignorare
l'inaccettabile contrapposizione tra chi ha tutto e chi non ha nulla?
Vogliamo continuare ad ignorare che una piccola oligarchia a livello
mondiale ha svuotato di contenuti la politica? Ci ha rubato la
democrazia? Troviamo altri nomi se preferite, ma non possiamo farci
attraversare e sfigurare da un modo di intendere il mondo che non ci appartiene.
Altrimenti, se volete, fate pure signori ... ma sappiate che se la
nave sta andando a sbattere bisogna correre al timone e non
disquisire sul colore della moquette.
Abbiamo la necessità di riappropriarci della
capacità di avere grandi ideali e di parlare delle questioni
fondamentali, perchè il nostro compito è stare dalla parte degli
ultimi e fino a quando penseremo di poter fare a meno dei mezzi
necessari per realizzare questa missione, come l'effettiva
possibilità di scegliere cosa fare del nostro paese e dell'Europa,
non potremo svolgere per davvero il nostro ruolo.
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