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venerdì 19 aprile 2013

Prodi: storia di un grande equivoco


Sto avendo forse un pò troppe cose da dire in questi giorni, ma la colpa non è mia: predetevela con la dirigenza del Partito Democratico e con una certa parte della sinistra italiana che da vent'anni ha inanellato una cazzata dopo l'altra.

Le vicende che stanno riguardando l'elezione del Presidente della Repubblica sono sotto gli occhi di tutti, quindi è inutile stare qui a ripercorrerle dal principio.
Ad un certo punto accade che, dopo aver preso un cazzotto in faccia con Marini, Bersani decide di tirare fuori il coniglio dal cilindro e all'assemblea dei suoi “grandi elettori” nella rosa di nomi indegna che propone c'è anche quello di Romano Prodi, colpo a sopresa che tutti invocavano e con il quale far rientrare il gran casino realizzato precedentemente. Bene. Tutti sono felici e contenti, c'è esaltazione generale e anche i renziani per una volta sono d'accordo. Insomma, una grande figata. Ma chi è Romano Prodi?

Secondo me è uno dei più imbarazzanti equivoci della storia della sinistra italiana. E siccome di equivoci ne abbiamo avuti una marea essere uno dei più grandi vuol dire averne tanto di talento!
Ministro dell'Industria nel '78 con Andreotti è tra i pupilli di Beniamino Andreatta, lo stesso che separò la Banca d'Italia dal Tesoro (facendo scoppiare il debito pubblico) e che sosteneva che bisognava comprimere i salari. Nell'82 Spadolini lo nomina presidente dell'IRI in forti difficoltà ecnomiche e da risanare. Dopo averlo praticamente demolito, svendendo tutte le maggiori aziende italiane alle multinazionali straniere trasferendo in questo modo anche lavoro e ricchezze, assumendo il ruolo di uno dei maggiori artefici della de-industrializzazione italiana nel '94 ritiene che il suo compito sia stato portato a termine e rimette il proprio incarico per tuffarsi in politica. Si inventa l'Ulivo e in poco tempo si ritrova leader della coalizione di centro-sinistra anche se nessuno ha mai capito bene il perchè. Credo sia stato per le mire di D'Alema che, consapevole di non poter mai vincere delle elezioni, mandò avanti lui salvo poi farlo cadere ed andare a fare il Presidente del Consiglio. Il Professore, però, ha tutto il tempo di inventarsi l'IRAP (una imposta oscena) per portarci nell'Euro con il quale, afferma, “guadagneremo un giorno in più lavorando un giorno in meno”. Sul lavorare di meno, vista la situazione della disoccupazione in Italia, di sicuro c'ha preso ... sul guadagnare in più forse ha toppato un pò. Sotto i governi Prodi è cominciato anche il percorso di precarizzazione del mondo del lavoro.
Costretto ad andare a casa dai suoi amici di coalizione, dopo qualche anno diventa presidente della commissione europea, simbolo della storpiatura del sogno europeo e del tipo di Europa che non ci piace. Terminato il suo mandato ritorna in Italia per fare di nuovo il leader del centro-sinistra. Vince delle primarie farsa e si accinge a tornare a fare il capo del governo. Le politiche del 2006, però, come sempre accade deludono le aspettative del centro-sinistra: le elezioni che si era sicuri di vincere a mani basse consegnano una vittoria risicata ed una maggioranza al Senato di soli 2 senatori (grazie al porcellum, perchè il csx prese meno voti del cdx). La sua seconda esperienza di governo, quindi, finisce anticipatamente come era facile prevedere.

Dicono di lui che sia stato l'unico a battere Berlusconi. La notizia è ovviamente falsa: l'Ulivo vinse le politiche del 1996 perchè Berlusconi e la Lega corsero separati mentre in quelle del 2006 prese, come detto, meno voti del centro-destra al Senato. Dicono anche che abbia governato bene, ma la cosa è molto opinabile. Certamente il meno peggio, ma di sinistra abbiamo visto molto poco tendente al niente; d'altronde con un ministro dell'economia come Padoa-Schioppa di casa tra la BCE e il FMI cosa ci si poteva aspettare?!

Io credo sia proprio lo stile Prodi ad aver condannato al progressivo spegnimento la sinistra italiana, distrutta dall'incapacità di tenersi stretti i propri ideali per buttarsi nel solco politico di una tradizione che non ci appartiene mascherando questa operazione con un presunto riformismo. Fino a quando la soluzione sarà un grande equivoco continueremo a guardarci bene dal rivendicare i nostri valori rinunciando al coraggio di fare il balzo in avanti di cui abbiamo bisogno.

Ps. Voglio togliermi un sassolino dalla scarpa: vedo una corsa a giustificare la scelta di Prodi per il Colle. La tesi ricorrente è che perlomeno lui non è il frutto dell'inciucio con il Pdl, unica vera richiesta che i Giovani Democratici con l'occupazione delle sedi di partito hanno fatto alle proprie alte sfere. Da iscritto ad un partito che per anni da questa gente è stato tacciato solo di antiberlusconismo sentirmi sostenere, dire da chi si proponeva come di ampie vedute, una scelta solo in funzione antiberlusconiana è una piccola soddisfazione. Mentre io, con il sostegno alla candidatura di Rodotà, provo a lanciare una proposta anche per la sinistra che deve essere voi vi limitate a fare gli anti qualcosa. Evito i commenti.

Leonardo Villani

lunedì 10 dicembre 2012

Sinistra, la stai facendo nel modo sbagliato

Quando sono stato invitato a partecipare al primo incontro di questo gruppo ero veramente felice, cominciavo a sentire in modo sempre meno contenibile l'esigenza di confrontarmi con altri giovani di sinistra. Ritengo che la generazione della quale faccio parte stia pagando le operazioni scellerate che i "dirigenti di sinistra", dalla morte di Berlinguer in poi, hanno scientificamente messo in pratica. Credo che noi stiamo subendo le conseguenze dello spezzatino realizzato nel corso degli anni e lo snaturamento culturale di quelle realtà che oggi raccolgono buona parte dell'elettorato di "sinistra".
Con quello che poi è diventato Ctrl Alt Left, abbiamo creato l'occasione per uscire dagli steccati esistenti per cominciare a parlare di politica, di sinistra; mettendo al centro, con prepotenza, una questione generazionale che è fondamentale per noi che saremo costretti a pagare le sorti sciagurate della sinistra e, più in generale, della politica italiana. Ma la questione generazionale della sinistra per me non finisce alle sole divisioni che oggi patiamo, anzi; ritengo che queste siano semplicemente il frutto di una questione politica e culturale: la sinistra italiana ad un certo punto ha smesso di essere tale, ha smesso di dire e pensare cose di sinistra lasciando una grossa fetta di italiani con un vuoto ideale e di rappresentanza politica.

Questa riflessione, alimentata in continuazione dalle uscite a vario titolo degli esponenti del PD, non può essere più calzante il giorno in cui leggiamo l'intervista sul Wall Street Journal al leader del centro-sinistra Pier Luigi Bersani. Personalmente non resto sconvolto dalle sue parole, ero convinto fosse il suo pensiero anche prima, ma questo non toglie che io continui a non ritenere accettabile, da chi pretende di essere il riferimento di una certa area politica, l'enunciazione di un pensiero di destra sotto le mentite spoglie di riformismo e progressismo.
Attenendoci al merito della ingloriosa uscita sopra citata, per me la sinistra non può accettare le politiche neoliberiste e di rigore, della migliore scuola reaganiana e tatcheriana, veicolate tramite il fiscal compact ed il pareggio di bilancio in Costituzione; non può non ritenere il lavoro un diritto mettendo al centro del proprio progetto politico i diritti dei lavoratori e non sognandosi mai di ritrattare su ciò.
Se Bersani la pensa diversamente dica chiaramente al paese in nome di chi ha intenzione di governare, ma eviti di scippare alla sinistra italiana la rappresentanza che merita.
Facendo una panoramica sugli ultimi vent'anni di "progressismo e riformismo", invece, potremmo passare dal volgare "abbiamo una banca" agli stretti rapporti con il peggior capitalismo nostrano; da chi si è battuto contro i referendum su acqua e nucleare del 2011 a chi non ha esitato a schierarsi accanto a Marchionne. Richiamando le immmagini DeMotivational potremmo dire: sinistra, la stai facendo nel modo sbagliato.

Nel triste panorama della politica italiana, violentato da vent'anni di berlusconismo, ci siamo dimenticati il dibattito sugli ideali buttando nel cesso una cultura politica, che era quella di sinistra, nel nome del "prendere qualche voto all'avversario" in una lotta tra bande priva di contenuti. Nel momento in cui Berlusconi è uscito dalla scena (se momentaneamente o definitivamente non lo sappiamo), buona parte di coloro che hanno condotto la battaglia suddetta sono stati costretti ad uscire allo scoperto mostrando la propria essenza politica. Ed è così che ci ritroviamo il leader dei riformisti e progressisti che parla un linguaggio di destra e non ha di meglio da fare che aprire ai moderati.

La mia sinistra non dice questo, spero che per la mia generazione valga la stessa cosa.

Leonardo Villani